01_KLOTHO
02_KLOTHO
03_KLOTHO
04_KLOTHO
05_KLOTHO
08_KLOTHO
09_KLOTHO
10_KLOTHO
12_KLOTHO
14_KLOTHO
15_KLOTHO
20_KLOTHO
21_KLOTHO
22_KLOTHO
23h_KLOTHO
24_KLOTHO
29_KLOTHO
30_KLOTHO


















KLOTHO è un progetto fotografico che racconta come, dall’incontro di forme artistiche con la fotografia, possa nascere un’opera d’arte nuova, che fonde in sé i momenti di rapporto e la creatività proprie di visioni artistiche apparentemente lontane.
KLOTHO è l’opera d’arte realizzata dall’artista Sara Bernabucci di Roma, nata del tutto spontaneamente mentre veniva realizzato questo reportage sulla sua arte e sullo studio dove Sara lavora, così denso di storia e di memoria.
“Nel momento in cui hai un’idea e riesci a renderla immagine con un’opera d’arte, di qualsiasi forma, la materia, di qualsiasi tipo, ha il suo peso e contribuisce a rendere universale l’opera”.
La sensibilità e la concretezza di un’artista come Sara sono profondamente raccontate da queste sue parole. Parole con cui traccia il suo vissuto artistico e il pensiero con cui sviluppa la sua ricerca. Ricerca in continua evoluzione, con flusso di creatività e fantasia tanto imprevedibile quanto sorprendente.
La sua visione artistica è volta a indagare e ridefinire la realtà fuori dalle coordinate usuali, alla ricerca di dimensioni “altre”, in quello spazio interno chiamato memoria e compreso tra un passato e un presente in continua metamorfosi.
Spazio che nell’opera di Sara viene reso concreto e percorribile, un “luogo” che può essere esplorato da ciascuno a profondità diverse in funzione del proprio vissuto, senza tradire il pensiero che l’ha generato.
Questa possibilità esperienziale non vive nei concetti astratti ma nella materia che compone l’opera e che ha un’importanza primaria nel suo lavoro.
Così lo studio d’artista dove Sara lavora e crea, è divenuto la sua fucina di idee, il luogo dove materia e forma prendono corpo l’una dall’altra.
Ambiente affascinante e misterioso, ricco di storia e tradizione che lei ha personalizzato, fondendo la sua visione artistica con le suggestioni del lavoro che qui ha svolto, sin dai primi del 900, il bisnonno, personalità artistica di spicco dell’epoca.
“Ho voluto dare a questo spazio un movimento mio. Ricomponendolo l’ho reso mio, ho inserito oggetti che mi parlavano, proprio per rendere fluida e personale la memoria che non fosse di documentazione oggettiva.
Non mi interessava vivere il mausoleo delle opere del mio bisnonno, quanto c’era di lui mi parlava e progressivamente si è stratificato con le mie opere, con continuità”.
E in questo contesto, l’incontro della sua arte con un’arte visiva diversa come la fotografia ha rappresentato un momento artistico nuovo, con un movimento creativo comune ad entrambe che rappresenta il frutto di questo lavoro.
KLOTHO è un progetto fotografico che racconta come, dall’incontro di forme artistiche con la fotografia, possa nascere un’opera d’arte nuova, che fonde in sé i momenti di rapporto e la creatività proprie di visioni artistiche apparentemente lontane.
KLOTHO è l’opera d’arte realizzata dall’artista Sara Bernabucci di Roma, nata del tutto spontaneamente mentre veniva realizzato questo reportage sulla sua arte e sullo studio dove Sara lavora, così denso di storia e di memoria.
“Nel momento in cui hai un’idea e riesci a renderla immagine con un’opera d’arte, di qualsiasi forma, la materia, di qualsiasi tipo, ha il suo peso e contribuisce a rendere universale l’opera”.
La sensibilità e la concretezza di un’artista come Sara sono profondamente raccontate da queste sue parole. Parole con cui traccia il suo vissuto artistico e il pensiero con cui sviluppa la sua ricerca. Ricerca in continua evoluzione, con flusso di creatività e fantasia tanto imprevedibile quanto sorprendente.
La sua visione artistica è volta a indagare e ridefinire la realtà fuori dalle coordinate usuali, alla ricerca di dimensioni “altre”, in quello spazio interno chiamato memoria e compreso tra un passato e un presente in continua metamorfosi.
Spazio che nell’opera di Sara viene reso concreto e percorribile, un “luogo” che può essere esplorato da ciascuno a profondità diverse in funzione del proprio vissuto, senza tradire il pensiero che l’ha generato.
Questa possibilità esperienziale non vive nei concetti astratti ma nella materia che compone l’opera e che ha un’importanza primaria nel suo lavoro.
Così lo studio d’artista dove Sara lavora e crea, è divenuto la sua fucina di idee, il luogo dove materia e forma prendono corpo l’una dall’altra.
Ambiente affascinante e misterioso, ricco di storia e tradizione che lei ha personalizzato, fondendo la sua visione artistica con le suggestioni del lavoro che qui ha svolto, sin dai primi del 900, il bisnonno, personalità artistica di spicco dell’epoca.
“Ho voluto dare a questo spazio un movimento mio. Ricomponendolo l’ho reso mio, ho inserito oggetti che mi parlavano, proprio per rendere fluida e personale la memoria che non fosse di documentazione oggettiva.
Non mi interessava vivere il mausoleo delle opere del mio bisnonno, quanto c’era di lui mi parlava e progressivamente si è stratificato con le mie opere, con continuità”.
E in questo contesto, l’incontro della sua arte con un’arte visiva diversa come la fotografia ha rappresentato un momento artistico nuovo, con un movimento creativo comune ad entrambe che rappresenta il frutto di questo lavoro.